La Corte dei Miracoli che non superano il quarto d’ora

Non nella bellezza di carta, né in angoli oscuri di vicoli abbandonati. Ci troverete ovunque.

Nella folla brulicante di passanti, di astanti, di cocktail annacquati nei bicchieri di plastica e sigarette ciccate a terra.

Non ci nascondiamo, ma non ci vedete.

Non sempre profileriamo d’iniziativa nel bere fino a scoppiare, o in una botta momentanea.

Ma siamo qui. Guardateci adesso, perchè non ci vedrete più. Saremo già scappati.

Conviviamo ogni giorno coi nostri compagni di dissolvenza, e niente e nessuno ci dividerà mai.

C’è in giro chi giura di averci incontrato una volta o due, magari nella trasparenza dell’ultimo goccio di tequila, o nelle briciole di tabacco che rasentano il fondo del pacchetto.

Ci potreste trovare lì, attaccati alla sola e piccola e dispendiosa cosa che ci àncora al pianeta. A stare insieme con la colla, e camminare sulle uova.

A raschiare con le dita un fondo che, per quanto doloroso, appare piacevole.

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A sudare e gemere, come animali, nel cuore di una notte che non guarda le lancette.

A far scendere sorsate in gola come piombo fuso, fino a sentire le palpebre calare e il respiro rallentare.

O accelerare. Accelerare al ritmo di tamburi tribali, con le luci che riescono ad illuminare anche il battito cardiaco.

Ci troverete lì, a cercare un domani che non è detto. Un domani che è solo un periodo ipotetico, canticchiato su note sentite poco fa, in una pubblicità.

Potreste trovarci ovunque, potremmo essere chiunque. Un giorno non lontano, vi lasceremo il posto sull’autobus. O ve lo ruberemo, dipende.

Parteciperemo ai matrimoni, bevendo alla salute di chi si promette l’eternità, con un bicchiere in una mano e il biglietto aereo nell’altra.

Sporcheremo e laveremo monocali, piccoli microcosmi che andranno a circoscrivere la nostra personalità cacofonica.

Al primo segnale di sentimento puro, prepareremo lo zaino e avremo un piede sulla porta.

Rifuggiremo fino alla morte il profumo del bucato appena steso, della lavanda per i cassetti e del detersivo per i piatti.

Saremo già altrove, non ci prenderete mai. Nemmeno noi, ci prenderemo mai.

Continueremo a dirci che siamo sbagliati, poi che lo siete voi, tutti, e poi ancora nessuno. Passeremo dall’odio all’amore senza soluzione di continuità.

Correremo. Fino a farci fischiare le orecchie e appannare la vista, noi correremo. Convinti di essere veloci, che sia necessario alla sopravvivenza essere sintetici.

Dimentichi dell’ultima volta in cui noi o altri abbiamo effettuato l’accesso, in cui ci siamo davvero visualizzati.

Pianteremo le peggiori grane per le migliori scuse. Semineremo brividi e discordie senza filo logico, con tutte le energie che ci restano, perchè la nostra vita possa assmigliare sempre più a una matassa disordinata.

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Cercateci dove i gesti non hanno uno scopo, e le parole non necessariamente hanno un peso.

Qui, nel mondo del sentito e non del sentito dire, si ricordano solo le leggende. Cercateci dove i respiri non sono sospiri, ma getti d’aria che partono dallo stomaco e si catapultano fuori.

Fuori, dove il tempo non esiste. Ecco: cercateci dove non si fanno domande nè tantomeno si cercano risposte.

Dove i sensi sono padroni. Vista e gusto, Re e Regina.

Cercateci alla Corte dei Miracoli che non superano il quarto d’ora.

I miei ossequi, cortigiani.

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