IL CLUB DEL DUBBIO – #1 – Libertà oggi o domani?

Vorrei che Il Club dei Dubbio fosse come una sorta di rubrica a parte. Merita questo titolo di breve continuità, a partire dal momento in cui quest’idea è nata.

Molto tempo fa, su un balcone. Era sicuramente agosto, i miei erano via, e faceva fresco.

E’ del balcone di casa mia che si sta parlando, in effetti. Io e una mia amica – ciao Fede – abbiamo trascorso una serata intera a parlare di tutto e niente.

Senza sminuire il tasso d’interesse nei confronti della nostra conversazione, ma davvero: era tutto e niente.

Il nostro intento era solo quello di sorvolare pindaricamente vari aspetti dell’esistenza. Quelle chiacchierate che hanno un potenziale equamente distruttivo e istruttivo.

Parlo di questo episodio come se fosse un decennio fa, in realtà no … o quasi, doveva essere l’estate del 2012, se ben ricordo.

Per quanto, quindi,  non si stia parlando dell’era geologica, ricordo Il Club del Dubbio come molto lontano.

Sì perché da due ragazze, una conversazione e un balcone sono nate dieci domande esistenziali. L’intero repertorio arriva a completare il programma di discussione di questo fantomatico Club del Dubbio.

… il mio spasmodico bisogno di dare un nome a qualsiasi cosa.

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Recentemente ho ritrovato il documento su cui avevo annotato tutte le domande. Ad oggi, dirvi esattamente quali fossero state le considerazioni su ognuna mi riesce difficile.

Mi ricordo nitidamente però di aver detto: “Magari scriverò qualcosa a riguardo, un giorno … forse, non lo so”.

E lei mi aveva risposto: “Vai! Se non per gli altri, fallo anche solo per te”.

Perciò eccoci qua, alla prima domanda. E sicuramente, lasciatemelo dire, quello che scriverò sarà molto ma molto “per me”.

Lo scopo de Il Club era quello, certo, di mettere in opposizione due concetti per calarsi nel mezzo.

Ma lasciatemi dire che leggendo: “Libertà oggi o domani?”, mentre scrivo sullo stesso balcone di cui vi dicevo, mi scappa un sorriso.

Per quanto il luogo sia lo stesso, io sento di essere cambiata e non poco. Non fraintendetemi, ho ancora una certa tendenza – anche un po’ autolesionistica – a rimanere sempre nel mezzo.

A mezza via, dove trovano un posto caldo tutti i dubbi della nostra testa. Invece, oggi come oggi, mi chiederei più che altro: ma la libertà, poi, cos’è?

Se potessi rispondere oggi alla me stessa di qualche anno fa, riformulerei in tronco la domanda.

Tuttavia sento di dover tener fede alla prima stesura, per quanto sia stata concepita tempo fa. Un po’ di lavoro, amore e amicizie fa, per quanto mi riguarda.

Per questo forse le mie prospettive sono leggermente mutate.

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Sono sicura che “libertà oggi o domani?” nascesse da un punto di vista molto tenero, spensierato … ma altrettanto ingenuo.

Si parlava, molto in breve, di svincolo dai canoni sociali.

La libertà di cui parlavamo vedeva come liberi coloro che fanno scelte diverse dalla maggior parte delle persone.

Nel mio immaginario, una persona libera era senza un lavoro in ufficio o senza un partner stabile.

Capace di vivere ogni situazione al massimo, senza mettere puntini, virgole e paletti alle relazioni che gli si presentassero, qualsiasi esse siano.

Ci chiedevamo, in sostanza, quanto fosse effettivamente importante ritenersi liberi da giovani, divorando la vita alla stregua dello slogan del “Carpe Diem”.

Quanto avesse effettivamente senso e valore vivere un’esistenza piena di sensazioni evidentemente superficiali, ma al contempo così pure e grezze.

Senza guardare troppo alla sostanza, alla forma dei progetti per il futuro.

Morire vecchi, grassi e provati, ma raccontando storie incredibili. Mangiare il mondo di traverso, e digerirlo lo stesso.

Oppure, in alternativa, vivere con pacatezza il proprio presente, costruendo a poco a poco la struttura del proprio essere.

Aspettare pazientemente che le cose arrivino, che si sviluppino. Sistemarsi, stabilizzarsi, avere “gli amici di sempre” e “il calcetto della domenica”.

Avere certezze, cercarle anche. Sapere con chi si vuole stare, chi vale davvero il nostro tempo.

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Questo doveva essere, circa, il binomio tra la libertà di oggi e quella di domani. Decidere quanto prendersela, come, e soprattutto perché.

Come vi dicevo, la mia visione della cosa è leggermente diversa oggi. Oggi mi chiederei solo: la libertà, alla fine, cos’è?

Non che abbia trovato un punto di coerenza, e finalmente sia riuscita ad attraversare il mare di dubbi che circonda le mie giornate.

Per quello ci vuole ancora tempo, forse anche una vita intera.

Ma ad oggi, mi viene in mente il mio professore di latino del liceo. Quando, arrivati alla famosa ode di Orazio, ci spiegò il vero significato della frase “carpe diem”.

Ben lontano dal “Live fast, die young”, una delle possibili traduzioni del verbo “carpere” è “prendere a poco a poco”.

Il mio professore – e questo non me lo scorderò MAI – utilizzò l’immagine di “qualcuno che mangia un grappolo d’uva, gustandoselo acino per acino”.

Molto lontano, dunque, dell’accezione che normalmente si utilizza per lo slogan “Carpe Diem”.

Vale a dire “vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo”.

Non significa schiacciare al massimo l’acceleratore perchè si è certi che tra poco ci sarà un burrone. Perché chi te lo dice, che poi il burrone c’è davvero?

Non si sa quando si muore, quasi mai almeno … certo potrebbe succedere domani, o tra dieci giorni, o tra ottant’anni.

Perciò “Carpe Diem” è piuttosto un invito a godere della tua giornata, della tua vita, così com’è.

Attenzione: godere, non vivere … vivere potrebbe voler dire solo limitarsi a respirare, ma godere è un’altra cosa.

Godere della quotidianità significa riuscire ad apprezzarne le parti negative come quelle positive.

A capire quali sono i nostri limiti, e superarli solo e soltanto dopo averli accettati. Accettare il fatto che uno stipendio ti serve.

Fare pace con l’idea che no, forse non sei esattamente tagliato/a per una relazione di coppia.

Non oggi, domani forse, ma non per forza la tua scelta dev’essere quella giusta. E’ solo la tua, ed è già moltissimo, quando ne si è consapevoli.

Accettare che i tuoi genitori sono umani, vecchi e tendenzialmente stanchi di molte cose. E che tutti i loro difetti, stai tranquillo, li avrai anche tu.

Rendersi conto che i tuoi amici fanno scelte diverse dalle tue. Non che per questo diventino meno amici, ma condivideranno con te sempre meno.

E’ brutto, certo, ma è sano. Ti aspetterebbe, in alternativa, un mondo di replicanti prodotti in serie …  du palle.

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Per concludere, e per rispondere a quelle due ragazze eternamente rimaste a chiacchierare su quel balcone, direi questo.

Che sia oggi, domani o tra una settimana, la libertà è riuscire a gustarsi un grappolo d’uva. Giorno dopo giorno, acino dopo acino, e in sacrosanta pace con sè stessi.

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