Il tuo lato del letto

Non l’ho sentito dire, l’ho visto scritto. In più occasioni, ogni volta che mi è capitato sotto gli occhi.

Il mio pollice è scivolato milioni e milioni di volte, dal basso verso l’alto, e ogni volta l’ho riletto. Era sempre più bello.

Parlo di questo articolo di Caterina Bonvicini, pubblicato su Doppiozero, intitolato “Camminare insieme”.

“Del resto, non c’è movimento umano più intellettuale, e tutta la letteratura intorno a questo tema lo dimostra. Il tuo passo rivela il tipo di curiosità che hai per il mondo, ai tuoi piedi non puoi mentire”.

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Si parla di come il tuo modo di camminare possa rivelare molto sulla tua personalità, anche e soprattutto in una relazione, quando cammini con qualcuno.

Non in senso figurato, ma fisico.

Queste righe le ho lette e rilette, trovandole sempre più vere, quasi un senso di tepore primaverile.

Mi sono ritrovata a pensare lo stesso – e sul finale anche l’articolo mi dà ragione – anche sul dormire.

Sarà perchè dormire, possiamo dirlo, a me piace proprio. Così come ribaltare sempre le cose, dentro e fuori, osservarle da infiniti punti cardinali.

Forse per questo all’azione motoria del camminare, ho naturalmente contrapposto il riposo. La distensione dei musicoli, del respiro.

Mi sono ritrovata a pensare al dormire, da soli ma soprattutto con qualcuno.

E ho ragionato sul fatto che, presto o tardi, tutti capiamo qual è il nostro lato del letto.

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Il mio è il sinistro.

Come dicevo, presto o tardi arriva per tutti, e non necessariamente perchè ci si innamora o si condivide un materasso matrimoniale di nome e di fatto.

C’è chi si lascia influenzare da altri elementi, ad esempio la porta o la finestra, per prediligere un lato rispetto all’altro.

Altri, magari, se ne fregano, dove li metti stanno. Chissà, forse c’è anche chi segue le proprie ideologie politiche.

Può arrivare per caso, quando non ci avevi mai pensato e da un giorno all’altro ti ritrovi sempre a dormire da quel lato. A me è successo così.

Può essere che la persona con cui dormi sia già esperto del settore e abbia già deciso da che parte stare, in tutti i sensi.

Quindi tu, novellino, prendi l’altro. Che da dormire ne hai ancora, ehh.

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L’inizio per me rimane sempre leggermente elettrico. Col tempo ho imparato – e dormito – abbastanza da potermi riposare senza troppe fisime.

Questo ancora non elimina quella frazione di sbarellamento mentale, appena sveglio, in cui ti chiedi dove sei e con chi sei e che ore sono e poi sei lucido.

Quello, la prima volta che dormo con qualcuno, ancora ce l’ho. Forse non se ne andrà mai.

E ripeto, non parlo solo di sentimenti o passioni.

Quando non è più necessario dirsi molto, prima di addormentarsi, il classico “buonanotte” o altro, già si è avanzati di livello.

Non ti senti più “a prestito”, senti che una parte di quel letto, diciamo almeno il cuscino, è tua.

Sta iniziando a prendere la tua forma.

Il passo successivo, secondo me, è riuscire ad ignorare i movimenti. Gambe che si spostano, corpi che rotolano e fruscii di coperte.

La ricerca della serenità, nel trovare la giusta disposizione dei tuoi arti in modo da essere davvero disteso, leggero.

I movimenti dell’altro, ma anche i tuoi. Non farci caso, né alla paura di disturbare o di svegliare il corpo accanto, poco distante.

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La chiave di volta sta molto più in là. Oltre un campo sterminato di schiaffi morali e litigi, di corretto e malpensante, di “te l’avevo detto” e “dovevi dirmelo”.

Sta oltre quello che poteva essere, e la persona che potevi diventare. Supera la libertà che potevi avere, la porta scorrevole che si è chiusa quel secondo prima, o dopo.

Oltre il nascosto e il troppo millantato, la perversione incompresa e la santità maltrattata, la rabbia, il sudore e la paura.

Oltre le valigie chiuse e riaperte mille e una volta, i bicchieri lavati e la lavatrici stese. Oltre i film visti, i pop corn bruciati, le cene a casa e quelle fuori.

Oltre gli orari di lavoro incastrati, le foto incorniciate e appese storte, il colore della cucina e quello della macchina.

Oltre i titoli di studio, delle canzoni e quelli in Borsa. Al di là dell’identità, dell’idea di dolore e di verità.

Oltre tutto questo, e molto di più, sta il tuo lato del letto.

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