Gotta catch il Pokemon cazzutissimo

Mettiamo una cosa in chiaro subito: io dei Pokemon non so niente.

Mi fermo a Pikachu o Bulbasaur, e magari qualcuno più buffo come Jiygglipuff o Snorlax.

(Ho appena cercato due o tre di questi nomi per sapere come si scrivono…per dire)

Immaginatevi dunque l’impatto sulla mia vita che può aver avuto Pokemon Go: zero spaccato.

Però oh, c’è a chi piace quindi ben venga. Al di là di quanto io sia poco ferrata sui Pokemon, l’episodio che volevo raccontarvi è un altro.

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Un giorno, una domenica, vado a pranzo da un mio amico. Una di quelle occasioni in cui mangi da re e stai a tavola quattro ore, perché gli amari non sembrano mai abbastanza.

Questo mio amico, nel pomeriggio, voleva andare ad un raduno di giocatori di Pokemon Go.

Ora, ripeto, sono profana quindi la mia spiegazione farà schifo agli esperti, o sarà illuminante per gli ignoranti come me.

In pratica, ogni tanto succede che c’è un uovo gigante che si schiude ed esce un Pokemon cazzutissimo. Non uno di quelli che trovi per strada, diciamo.

Ecco, per catturarlo – perché, non a caso, è cazzutissimo – bisogna essere in tanti. Quindi ci si mette d’accordo e prima che l’uovo schiuda ci si trova lì.

Ci si deve anche dividere in squadre per catturarlo, però questa cosa non l’ho capita molto bene.

Insomma, lui doveva andare a uno di questi ritrovi e mi chiede se voglio andare con lui. E io ci vado.

Ovviamente non ho praticamente proferito verbo perché non sapevo cosa stesse succedendo, però ho imparato quelle due o tre cose che ho scritto sopra.

Alla fine è stato divertente. L’uovo schiudeva in un parcheggio in una zona non lontana dal centro di Reggio Emilia, pioveva ed era già buio.

Siamo arrivati in questo parcheggio e c’erano tante altre macchine di chi, come noi, aspettava il cazzutissimo Pokemon.

Ad un certo punto, sulla chat in cui si era organizzato il raduno (almeno, credo fosse così) si decide quantomeno di uscire dalla macchina per attuare la cattura.

Fu così che in circa 15 persone, conosciuti o meno, giocatori o non, ci ritrovammo sotto uno dei portici del parcheggio.

La parte della divisione in squadre, perdonatemi, ma come vi dicevo non l’ho capita benissimo. Però hanno iniziato a dividersi tra di loro, insomma ad organizzarsi.

Il Pokemon cazzutissimo è stato catturato, ho visto il momento in cui si schiude l’uovo e devo dire che è una gran figata!

Poi niente insomma, c’era chi aveva un altro raduno, chi tornava a casa e chi dava consigli sui Pokemon più succulenti in circolazione.

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Recentemente – per via di quella cosa simpatica che si chiama “tesi” – ho letto e scritto riguardo l’economia del dono.

Evitandovi pipponi teorici, in breve: l’economia del dono, nel campo dell’informazione, implica uno scambio di contenuti “gratuito”, grazie alle nuove tecnologie.

Ad esempio, i forum d’opinione online si basano sul principio del dono.

Di fatto: io ti do informazioni se tu mi dai informazioni, tra di noi non c’è un contratto, e la motivazione che ci spinge è – spesso – di natura non commerciale.

Questo nel tempo crea delle dinamiche di comunità online molto particolari.

Ora, uscendo dal seminato di Pokemon Go e delle poche righe che ho appena scritto: ce ne sarebbe da dire, e da puntualizzare.

Però in quel momento sotto quel portico, sarà che ero sotto tesi, ma mi è venuto in mente il dono.

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Sconosciuti legati da una passione comune, che nel momento esatto in cui si trovano insieme si dividono in squadre e fanno tante altre cose a me poco chiare.

Ma lo fanno perché a loro piace farlo, e così è davvero bello.

Però – perché c’è sempre un però – una cosa non l’ho detta: uno dei limiti dell’economia del dono, sta proprio nell’utilizzo delle nuove tecnologie.

Per questo dicevo che le comunità online sono “particolari”.

Possiamo riassumere il tutto nella vasta gamma di scetticismi nei confronti di Internet: è asettico, non sai con chi parli davvero, quella persona non è lì con te, etc.

Sconosciuti, appunto. Per quanto l’anti-tecnologia fanatica per me resti una corrente di pensiero miope e con lo spirito critico di un topo da laboratorio, un po’ è vero.

Coloro che conosci e frequenti solo online, per me, non sono paragonabili a quelli che conosci dal vivo.

Quelli che vedi, tocchi, ascolti. Non dico che siano peggio, solo che non sono la stessa cosa.

Quindi certo, Internet ha eliminato a gamba tesa moltissimi ostacoli spazio-temporali nelle relazioni, ma all’effetto – o affetto – “dal vivo” ancora non riesce ad arrivare.

E questa cosa, sarà che ero sempre sotto tesi, ma un po’ l’ho percepita. Nonostante l’organizzazione, la carica generale, c’erano dei momenti di silenzio strani.

Poi oh, magari erano super concentrati per la cattura del Pokemon cazzutissimo, non lo escludo.

Eppure, per quanto fosse davvero bella quella collaborazione tra sconosciuti, c’era un sentore di aria ferma. Di poco respiro.

Ci voleva qualcuno che smorzasse tutto, che strappasse il cerotto.

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Quel qualcuno è arrivato. Una ragazza, che secondo me ne sapeva quanto me di Pokemon Go, si avvia verso la macchina insieme ad un altro.

Era il momento di smistamento generale. Pokemon cazzutissimo catturato, cioa raga, grazie di tutto.

Era stata lì tutto il tempo, avrebbe avuto davvero almeno un quarto d’ora per dirlo.

Forse l’aria ferma che dicevo le ha smorzato la frase, forse anche lei non sapeva bene come fare.

Così, mentre va alla macchina, si volta.

“Oh comunque, chiunque di voi sia Gio, che andava in classe con Berto … Ciao.”

E se c’erano dei dubbi sul vincitore: cazzo, lei ha vinto. Ha strappato il cerotto, e l’ho adorata per questo

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